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Per i Napoletani e’ la “Via”, questa bella strada  voluta dal viceré don Pedro de Toledo (dal quale prese il nome) nel 1536 e da quell'anno all'ottobre dell’1870, per trecentotrentaquattro an­ni ininterrottamente, ne donò il nome.

Fu per opera del Sindaco Paolo Emilio Imbriani e l'allora consiglio comu­nale che presiedeva (in onore dell’Unita’ d’Italia),che alla grande arteria «borbonica» venne dato il nome della nuova capitale del regno d'Italia.

Questa strada ha assunto poi la denomi­nazione di via Roma nei Quartieri - S. Giuseppe, MonteCalvario e Avvocata -. Il resto rimane via Toledo da piazza Trieste e Trento a piazza Dante, nel Quartiere - S.Ferdi­nando -. Da qualche anno la popolare via Roma ha ri­preso il nome originale di via Toledo, che il popo­lino non aveva mai dimesso lasciando quello «ri­sorgimentale» soltanto ad uso dei postini.

Ma in realtà il popolo napoletano non ha mai accettato quel cam­bio, né si è accorto dell' attuale ripristino dell' anti­ca denominazione per il semplice fatto che non l'aveva mai abbandonato!

L’idea del Viceré de Toledo era di creare una importante arteria che congiun­gesse il vecchio centro storico (che giungeva fino al largo del Mercatello ( oggi piazza Dante ) attraverso porta Suscella ( oggi port' Alba ) con il nuovo palazzo Vicereale ed il borgo di Chiaia dove si cominciava a costruire nuove e belle dimore patrizie.

 

Anche lungo la via di Toledo le più importanti famiglie della città vollero costruire i loro palazzi creando quella quinta di imponenti costruzioni che ancora in parte, definisce via Toledo mentre, «a monte», il viceré poneva gli accampamenti delle truppe spa­gnole che vi si «acquartierarono» lasciando il no­me famigerato di «Quartieri» a quella popolosa zona dove, all'altezza dell' attuale piazza Carità, si macellava la carne necessaria alle truppe e che fu sempre ricordata come «'e Cchiange'a Carità» (1e macellerie alla Carità).  

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